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venerdì, gennaio 13, 2006
 

prendo a prestito...

Tratto dal libro "Troppo Amore" di Almudenas Grandes

 Era troppo amore.Troppo grande,troppo complicato,troppo confuso,e azzardato e fecondo e doloroso. Era tutto quello che potevo dare,più di quanto mi convenisse. per questo si infranse. non si esaurì,non finì,non morì,semplicemente si infranse, crollò come una torre troppo alta, come una scommessa troppo alta,come un'aspettativa troppo ambiziosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da architetturaorivoluzione | 16:46 | commenti (2)


venerdì, ottobre 14, 2005
 

Sono sicuro che questa strada è senza uscita e a un certo punto mi troverò a fare i conti con il mio modo di scrivere …….. e quindi con il mio modo stesso di pensare e dovrò cominciare a fare le cose come se veramente nessuno le ascoltasse per uscire definitivamente dallo schema………. che è come un caldo fuoco protettivo che mi invita a non partire, a non mettermi in viaggio,  perché decidere di viaggiare vuol dire comunque non potersi mai legare a niente e a nessuno.

 

Ma io sono un viaggiatore. Non si può non essere viaggiatori preoccupandosi ogni volta di costruire una casa nei posti dove ci si ferma, perché quella casa sarà sempre una catapecchia neanche paragonabile ai castelli di chi i posti li abita da sempre e per sempre, il viaggiatore trova la casa nel muoversi, la mobilità è il suo equilibrio, il muoversi è il suo modo di essere radicato.

 

La mia è sempre di più la lingua dei viaggiatori e chi decide di ascoltarmi deve sapere che io sono uno che racconta mondi che ha visto e mondi che vuole vedere………. Sono arrivato al punto che il mio bagaglio è un po’ troppo pesante, faccio di nuovo fatica a muovermi con agilità portandomi dietro tutta questa roba accumulata, è arrivato il momento di lasciare un po’ di bagaglio, di alleggerirmi e prendere una strada nuova magari solo con le scarpe a i piedi e il necessario per sopravvivere.[1]

 


[1] Tratto liberamente da : Jovanotti, Il Grande Boh, Milano 1998 PS Niente di trascendentale, si intende ! ma sicuramente onesto.

 

postato da architetturaorivoluzione | 10:50 | commenti (5)


mercoledì, ottobre 05, 2005
 

Amen

Mi alzo, giro confusamente per lo studio senza un preciso motivo, movimento figlio dell’immagine di iperattivismo che pervade tutti noi da qualche mese. Ore, giornate dense, di un denso strano, spugnoso, che sai in fondo comprimibile in un niente, quasi niente. Comunico, parlo, scrivo, leggo, disegno sempre poco accumulando frustrazione e senso di colpa rispetto a ciò che sono o che penso di essere veramente.

Ricordo con nostalgia i periodi dove ero veramente padrone del mio tempo; ricordo le giornate dedicate interamente alle mie vere passioni, con la mente totalmente assorbita, persa e felice delle sue piccole immaginazioni. Piccole nell’appartenere ad un mio intimo e grandissime per essere capaci di riempirmi di felicita e bella solitudine.

Non so più stare solo, non riesco più a godere consapevolmente del tempo della solitudine, regalandomi un far niente ricco e invadente. Tutto invade la mia mente, insediandosi con giusto diritto. Questo divide oggi la mia vita tra il dubbio della solitudine vissuta come un egoismo e la disponibilità, paradigma di generosità e buon comportamento.

Ma prescindendo da questioni morali poi l’assenza di solitudine deriva da un bisogno fisiologico di fondermi e confondermi con le mie più naturali estensioni. E non è poi così banale e scontata l’immagine mentale di essere padre, e non esserlo per confondermi con la vita dei figli, come se la mia vita fosse solo propedeutica alla loro. A volte mi sdraio per terra e lascio che loro mi assalgano in un gioco di lotta che confonde i nostri corpi in un abbraccio che già nella mia mente proietta il mio futuro in dissolvenza.

Dimmi come posso fermare questo tempo, come posso appesantirlo perchè mi scavi rughe di esperienza in un invecchiare saggio e sereno. Invece sono sempre fermo lì a quando giocavo sdraiato per terra con il Lego, godendo del contatto con il pavimento, fresco d’estate, abbandonato a sogni ad occhi fissi sul soffitto imbiancato. Vedo le persone care invecchiare in un processo apparentemente naturale e nulla di così naturale mi ritrovo addosso negli anni che passano, nessuna parte della mia mente trova pace ed equilibrio. Poi l’involucro dei comportamenti si tinge di razionale e appare tridimensionale l’immagine di me per tutti, buona per tutti. Amen.

postato da architetturaorivoluzione | 19:16 | commenti (5)


mercoledì, marzo 31, 2004
 
Vuoto di parole, vuoto di mente, vuoto di idee.... tumulto di sentimenti contorti nell'anima.
postato da architetturaorivoluzione | 19:06 | commenti (11)


venerdì, febbraio 20, 2004
 

I FIGLI CRESCONO E NOI ??

Tempo fa girando in internet ho trovato sul sito di Repubblica alcune lettere scritte da genitori ai figli. Lettere che saranno tutte contenute in un libro sul tema dei rapporti tra genitori e figli che crescono.

Tra le tante sono stato colpito da questa, scritta da un'attrice di teatro (Margaret Mazzantini) che non conosco ma che, in particolare, contiene molti concetti sull'educazione dei figli che condivido e che potrebbero essere miei.

 

Ti piacciono gli esperimenti, i vetrini, i gas, quegli sboffi di fumo in cui si addensano gli elementi chimici. Magari ti passerà, magari invece farai lo scienziato. L'aspetto non ti manca, hai grandi occhi liquidi e grandi occhiaie, e capelli irti che sembrano la radice di una pianta misteriosa. Dicono che sei molto simpatico, di certo fai domande stravaganti. Per strada mi sfianchi con le tue soste. Ai vecchi chiedi: "Come andavi all'asilo?", ai barboni: "Ti piace il fegato?". Il fegato è una tua ossessione. A tuo padre piacerebbe che tu imparassi cose a noi sconosciute, sì, vorrebbe saperti esperto di qualcosa che lui ignora.

Sei nato all'alba. Eri stato un piccolo baule calmo, d'improvviso eri un leone, la natura aveva artigli e mi scuoteva con implacabile furia. Ricordo di aver pensato: uccidetemi, ma levatemi questa cosa che ho dentro. Dopo poco eri nato. E' stata la notte dell'estasi, del naufragio. Tu eri fuori dal buio dell'acqua, io e tuo padre morivamo come figli. Ti ho guardato, odoravi della mia pancia, del mio dentro, eppure ho sentito subito che eri già una persona autonoma. Una sabbia vergine nella quale noi avevamo il compito difficile di porre le prime impronte. Abbiamo cercato di intuire le tue inclinazioni, per aiutarti nel tuo verso. Perché spingere un figlio in un verso che non è il suo è davvero un crimine. E se ci hai sfidati, ti abbiamo frenato, punito, spaventati di riproporre il rituale di un modello subito.

Mi chiedo se tutta quell'energia che ti circola dentro resisterà in questa opacità che ci circonda. Forse dovrei volerti più strutturato, invece mi piaci così, curioso, capace d'incanto. E' questa apertura, questo respiro partecipe, che vorrei tu conservassi. Perché purtroppo mi sembra che il mondo sia fatto di una pece che vuole chiudervi i pori. I bambini si sono ridotti a una schiera ridente di zainetti e optional, serbatoio per i pubblicitari, senza sapori, senza mocci, e senza desideri. Vite organizzate al dettaglio, niente spazi vuoti. Traghettati dalla piscina alla lezione d'inglese, dalla scherma al computer, stipati di merendine, di asma da smog, e di ansie da rendimento. Vige la dittatura dello stimolo continuo, il vortice delle immagini. C'è questa tele-scatola affollata di culi, di soldi e di carneficine. Ti mando di là quando arriva il telegiornale, tu fai capolino: "Chi hanno ammazzato?", chiedi. "Un vecchio" dico. "Non è vero, un bambino". Perché dietro la gonna di questa apparente felicità sapete di far parte di una categoria che non può difendersi. Tiri un calcio al pallone, spacchi una lampada. Io chiudo gli occhi. Non posso pensare ai bambini violati. Perdo coraggio, indietreggio. Come faccio a difenderti? Compro le mele biologiche. Basterà una mela biologica a difenderti? Basterà a salvare la mia parte di mondo? E il resto? Quei figli senza gadget e senza fortuna. Bambini-insetti che muoiono avvolti di mosche nelle nostre televisioni piene di prati e di bottiglie d'acqua purissime e di troie che ballano e d'imbecilli che vendono. Devo proteggerti, anche da questa tristezza. Come farai a essere felice? Come farai a districarti, a interpretare, a scartare, a scegliere?

Cerco di insegnarti l'esempio della mia vita "fuori sinc". Lo faccio non comprandoti le cose, non tutte almeno. "Tutti ce l'hanno", ti ribelli. "E tu non ce l'hai". In quel momento mi odi, ma io resisto, non voglio toglierti la capacità di desiderare. Vorrei insegnarti l'indipendenza dello spirito, a staccarti dal pensiero comune. Insegnarti la ribellione, in questo carnaio dove la tolleranza somiglia troppo all'indifferenza. Insegnarti a non sprecare.

Mi capita di spiare certe madri "emancipate", che guardano i loro figli con facce tristi, perplesse. Come mai, mi chiedo, questi figli tanto voluti, poi, non danno nessuna felicità? Non godersi i figli, che spreco. Poco spazio per l'anima, che peccato. Perché poi dove stanno i figli? In una certa arcaicità che non dobbiamo smettere di rivendicare, quella semplicità che sembra diventata una fatica. Ai figli bisogna lavargli il culo, raccontargli una favola, bisogna fargli il sugo buono, e riempirli di baci.

Perché poi non basterà il cellulare per seguire i loro spostamenti. Crescono in fretta, diventano adolescenti dagli occhi in fuga e dai passi strascicati. E spuntano quei delitti epocali, che segnano la nostra coscienza, la fanno sanguinare. Mattanze che s'appoggiano come un macabro santino sulla porta delle nostre case. Insieme alle domande. La madre era feroce, diabolica? No, era una donnina aggraziata. Il padre era uno stupratore? No, il padre aveva un cappotto, si alzava il bavero e andava a lavorare. Era tutto qualunque, tutto decente. Era dentro. Era dentro nel nostro mondo senza mosche.

Quando sono cadute le Torri Gemelle, non abbiamo avuto la forza di allontanarti dal televisore, non pensavamo che fosse giusto. Hai visto in diretta gli effetti speciali del mondo reale. Hai detto: "Non c'è il bollino rosso, posso stare?".

Puoi stare. Devi stare. Starai. La tua schiena si farà grande in queste strade, in questi autobus, tra tanta gente minuscola e laboriosa che resiste













postato da architetturaorivoluzione | 16:43 | commenti (4)


lunedì, gennaio 12, 2004
 

Abbiamo troppi figli, amiamo troppo i nostri figli per fare la rivoluzione.

I giorni di questo desolante periodo passano, ed ogni giorno che passa ci pesa e ci infligge un nuovo dolore. Ormai non è più solo un ribollio di sdegno e rabbia, è paura, vera paura al limite del panico per il nostro futuro, per i nostri figli.

 

Leggere, ascoltare ogni giorno di tanti padri e madri, di molti coetanei, amici, colleghi, che fanno fatica a lavorare, che non sanno quando e se prenderanno uno stipendio, che sono costretti a serie rinunce per tirare fine mese, questo ci fa paura: sentire di camminare sull'orlo di un baratro dove è facile cadere per chiunque, senza distinzioni.

 

Desolante è non avere più riferimenti, non sapere più da chi essere rappresentati, sentire che anche quelle forze politiche che storicamente avrebbero dovuto tutelarti, stanno consumandosi in beghe interne a logiche da condominio, stanno marcendo senza rendersene più conto.

 

Il teatrino mediatico che teleberlusca ci propina ogni giorno mostra sempre più e senza vergogna segni gravi di intolleranza per ogni voce dissonante, nessuno sembra avere più l'energia di una reazione forte e, con una spolveratina prevista e concordata sulla Legge Gasparri, ci investiranno con un fronte mediatico mai visto per la prossima campagna elettorale; che per altro è già iniziata.

 

Era tutto previsto, ogni passaggio era previsto, ogni legge ad personam, ogni decreto, ogni posizione. Tutto previsto e studiato. E noi imbecilli a non saper più che telegiornale guardare, che radio ascoltare. Senso di smarrimento, ricerca disperata di nuovi riferimenti e nuovi valori in mezzo a gente che sembra sempre più anestetizzata.

 

Guardo gli studenti di oggi e sono triste per loro, per la loro assenza, ricordo il mio liceo, lo sconcerto e l'incoscienza con cui vivevo i drammi di un paese quasi in guerra civile, i giorni in cui rapirono Moro, la strage di Bologna e molti drammi ancora. Se qualcosa di quel periodo mi è rimasta dentro è soprattutto costanza nel voler capire, la volontà di andare oltre, il senso di un ruolo in questa società, anche piccolo e forse ininfluente ma rivendicato come un diritto fondamentale.

 

Abbiamo troppi figli, amiamo troppo i nostri figli per fare la rivoluzione, eppure a volte anche un padre di famiglia si chiede fino a che punto gli strumenti che questa falsa democrazia teoricamente ci mette a disposizione, sono in grado di essere efficaci.

Ho provato sincera solidarietà per tutti i lavoratori dei trasporti, nonostante i disagi che ci hanno provocato. Credo sia ormai indispensabile scioperare ad oltranza, fuori dalle regole e dagli accordi sindacali. Presto noi "democratici e pacifisti" saremo costretti ad abbracciare i nostri forconi per riassaltare i forni.

 

Dobbiamo ritrovare il coraggio di un azione, noi che abbiamo vissuto e siamo cresciuti pieni di riferimenti e pieni di mille dubbi sempre, noi che faticosamente e con un fardello di morale, ogni giorno, cerchiamo un ruolo nella famiglia, nel lavoro e nella società, più corretto e solidale.

Come possiamo continuare a vivere indifferenti a questa sensazione di sfaldamento attorno ?
postato da architetturaorivoluzione | 10:09 | commenti (3)


domenica, dicembre 21, 2003
 

TRADIZIONALE CONFERENZA PRENATALIZIA DELL'IMMENSO CAVALIER BERLUSCONI

"Com'è misera la vita negli abusi di potere, quante stupide galline che si azzuffano per niente..."

COSI' SEMPRE PRESO E COMPRESO NEI MIEI PICCOLI E MISERI PROBLEMI QUOTIDIANI, DIMENTICO E SPESSO ANNULLO QUALSIASI RIGURGITO DI COSCIENZA, ASCOLTO SEMPRE PIU' BASITO IL VOMITO DI INFORMAZIONI TELEVESIVE ANSIOSO DI DIGITALE EXTRATERRESTRE, E SE NON FOSSE PER I MIEI FIGLI ........E FORSE VAL LA PENA PROPRIO PER LORO..... ALLA PRIMA OCCASIONE....

scusate solo un minuto

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI E.... BUON NATALE !!!

postato da architetturaorivoluzione | 11:08 | commenti (1)


martedì, dicembre 09, 2003
 

AIUTO, CI CASCA IL NATALE TRA LE......

Iniziaunperiododelirantetuttialottarecontroiltempoperfiniretuttoilfinibileentroilsantissimonatale

poievidentementeildiluvioaltrimentituttociònonsispiega!!!AHHHH

postato da architetturaorivoluzione | 17:41 | commenti (1)


venerdì, dicembre 05, 2003
 

CONTENTI VOI....CONTENTO ANCH'IO

Mentre questo nostro paese naviga allegro e cieco verso l'inesorabile disastro, noi tutti, chi più chi meno, ci consoliamo con piccole prospettive di breve distanza: il natale, una breve vacanza, qualche giorno di distacco dalla congerie e dal tumulto di paure ed angosce che ogni media ci vomita quotidianamente.

Buon S.Ambrogio !

 

postato da architetturaorivoluzione | 09:51 | commenti


venerdì, novembre 28, 2003
 

Scivolando inesorabilmente

Ogni mattina ho l'abitudine, prima di cominciare a lavorare, di andare a bere un caffè al bar dove posso tranquillamente leggermi i quotidiani. Ed ogni mattina, purtroppo da alcuni anni ed in particolare negli ultimi due, mi incazzo !

Apro il giornale, leggo frettolosamente alcuni titoli, mi incazzo e lo richiudo, poi preso dalla rabbia e dall'indignazione lo riapro e leggo gli articoli fino in fondo. Ogni mattina mi dico "basta stiamo superando il limite, dobbiamo fare qualcosa !" e mi guardo in giro cercando sguardi complici, ma sono solo e forse un pò patetico. Allora penso agli amici, penso che dobbiamo parlare, che insomma almeno con loro dobbiamo escogitare qualcosa per farci sentire, per fare emergere una voce dissonante nel panorama anestetizzato della gente.

Oggi non riuscivo a credere che fosse stato censurato in RAI l'intervento di Paolo Rossi a "Domenica in" che intendeva leggere semplicemente Pericle (noto comunista antiberlusconiano).

Stiamo lentamente, inesorabilmente scivolando, sento il peso viscido di questo affondare, ognuno inerme nella sua estemporanea indignazione.

Poi il caffè, peraltro indigeste, si fa freddo, ed uscito da questo piccolo furore di indignazione mattutina mi avvio, come ogni giorno, nel solito agitato marasma lavorativo, rimandando alla mattina dopo il doveroso impegno civile.

postato da architetturaorivoluzione | 12:26 | commenti (3)